Osteopatia per la consapevolezza

Le basi teorico-pratiche che ispirano il mio approccio osteopatico

  • le ricerche effettuate dagli anni ’80 in poi da molti neurofisiologi circa l’immagine motoria (M. Jeannerod et al. )  ci possono aiutare a spiegare quali influenze possano arrivare a trasformare il nostro corpo. Questi lavori hanno messo in luce una forte influenza delle nostre immagini mentali sui nostri processi fisiologici motori.  In precedenza già altre ricerche avevano dimostrato come degli stati psicologici (potremmo definirli “immagini di sé”) potevano influenzare direttamente altri processi fisiologici umani non esclusivamente legati al movimento quali ad esempio il sistema ormonale e quello immunitario ( H. Selye ).

  • le risposte fisiologiche del nostro organismo non possono essere comprese utilizzando esclusivamente una visione meccanicistica e deterministica dell’uomo. Questo può essere affermato grazie ai molti ,ma mai troppi, esperimenti e ricerche effettuate attraverso:
    • le risposte organiche ai trattamenti o farmaci placebo ( D. E. Moermann)
    • le modificazioni organiche che possono essere indotte           attraverso le tecniche ipnotiche ( F. Granone)

  • la nostra visione della realtà non è la realtà stessa ma una costruzione personale dove la nostra  componente emotiva la fa da padrone (vedi sindrome di Cotard e di Capgras da V. S. Ramachandran ; J. LeDoux ; R. G. Hamer). Le “profezie che si autodeterminano”, ispirate dal pensiero costruttivista ( R. Riedl ; P. Watzlawick ), mettono in risalto una visione diversa di come viviamo e scegliamo e su quali basi ,apparentemente casuali, si fondano i disagi che percepiamo tutti i giorni ; e così “l’incertezza del sapere viene compensata dalla certezza del credere” nella oggettività della nostra visione delle cose, rimanendone così (felicemente) intrappolati( F. Klix) . L’unicità dell’essere umano consiste nella capacità di tessere continuamente la rete linguistica (e simbolica) di cui fa parte. Noi siamo quello che pensiamo di noi, quello che sentiamo di essere e il linguaggio fa da elemento unificatore, da substrato che lega e mantiene insieme tutti i processi percettivi. Quotidianamente rinforziamo l’immagine del nostro sé attraverso  un gioco verbale e di immagini che presentano forti caratterizzazioni emotive.  Nel linguaggio noi coordiniamo i nostri comportamenti, e nel linguaggio generiamo insieme il nostro mondo. “Il mondo che ciascuno di noi vede” scrivono i neurofisiologi  Maturana e Varela “non è il mondo ma un mondo che generiamo assieme ad altri”; la nostra capacità riflessiva su noi stessi fa si che :“quando conosciamo la conoscenza, noi generiamo il nostro stesso essere”.   

  • la complessità del sistema-uomo : le scienze di base sono arrivate alla consapevolezza che per com-prendere la natura delle cose (e quindi anche dell’uomo) e i suoi processi evolutivi siamo obbligati a osservare i vari aspetti e le sue  innumerevoli interazioni interconnessioni e relazioni che la caratterizzano, accettando l’apparente caos che questa visione porta con sé. Di fatto i processi che sottostanno alle infinite reazioni e manifestazioni che poi si evidenziano nel nostro corpo , non possono essere com-presi utilizzando esclusivamente una visione causa-effetto ma c’è bisogno di una visione della complessità umana fatta di interazioni interne/esterne che sono alla base della vita di relazione di tutti i giorni. La richiesta di molti nostri pazienti ci obbliga ad aprirci ,come terapeuti , a questa visione delle cose cercando risposte, ai loro quesiti ,più complesse ed integrate. La “scomposizione della persona in organi separati” al fine di curare un sintomo non tiene conto di questa complessità. Pur mantenendo validissimo il bagaglio di conoscenze acquisite nel tempo dalla medicina, le nuove malattie che stanno comparendo e le richieste di molte persone ci impongono di ricreare una visione unitaria delle varie parti attraverso una visione globale della persona dove il percorso di guarigione non è la soppressione del sintomo ma un percorso umano verso la riacquisizione dell’unità armonica dell’individuo che la persona sente perduta e i sintomi ne sono la prova e non la causa. Questo processo  , a mio avviso , è orientato ad una finalità ultima che è la acquisizione di una coscienza-consapevolezza più ampia della vita da parte dell’individuo. I sintomi regrediscono quando viene acquisita una specifica consapevolezza nella persona.  Molti autori hanno ispirato questo paragrafo: I. Prigogine ; F. Capra ; R. Norwood ; J. Blech

  • approccio pratico : partendo saldamente dalle mie conoscenze acquisite durante i miei anni di studio accademico,  posso permettermi di uscire ,dopo quanto detto finora,  da un approccio esclusivamente ed elusivamente “tecnicistico” delle problematiche che i pazienti mi descrivono durante la visita. Se si escludono quelle condizioni patologiche che hanno un chiaro evento lesivo d’origine, in tutti gli altri casi io inquadro la persona : fatta di corpo , emozioni  e “senso della vita” . Questa viene posta al centro di un processo di comprensione dei suoi sintomi e sensazioni  utilizzando come chiave interpretativa le proprie percezioni corporee (quelle a me più congeniali). Attraverso manovre fisiche e induzioni percettive la persona arriva nel tempo ad una comprensione , talvolta piena e talvolta parziale , dei processi che hanno portato allo squilibrio producendo una remissione parziale o totale dei sintomi che sono stati il faro per comprendere e guidare il percorso terapeutico.

  • Il mio approccio terapeutico ha come obiettivo il sostegno e la guida verso una autoguarigione consapevole . Il corpo è l’espressione materiale di una memoria recente (ma non solo) ed è sempre pronto a portare alla nostra consapevolezza quei passaggi che ci sono necessari per uscire dallo squilibrio nel quale , inconsciamente,  siamo finiti. In questo modo è possibile , nel tempo , ricostituire una condizione di benessere stabile e consapevole.
    In osteopatia si usa rappresentare i nostri piani di intervento come nel disegno:

                                 Piani di intervento osteopatico

    

La porzione centrale piena rappresenta l’incontro dei tre piani, l’unità della persona e il suo centro d’equilibrio. Un quadro patologico è la conseguenza della perturbazione presente in uno o più cerchi e questa modifica l’equilibrio e l’armonia dell’insieme della figura manifestando un blocco sul piano fisico con una conseguente restrizione di mobilità. Il lavoro che svolgo assieme alla persona è quello di prendere contatto con il piano disarmonico aiutandola a riconoscere e liberarsi dalle forze che impediscono al cerchio di ritrovare spontaneamente la sua forma corretta permettendo così all’individuo di ricentrarsi armonicamente e consapevolmente in sé. In osteopatia è sempre possibile seguire un approccio che miri a sopprimere il sintomo , e io sono disponibile a farlo nel rispetto delle richieste di chi ho di fronte , ma dalla mia esperienza di lavoro noto che il problema tende a ripresentarsi nel tempo, magari sotto altre forme.  ( A. T. Still ; P. Tricot ; R. Norwood)

  • aggiungo questo ultimo punto come corollario e allo stesso tempo come “finestra aperta” su un percorso di comprensione-formazione personale permanente. Le ipotesi della presenza di un “campo unificato” nel quale siamo immersi assieme a tutte le forme di vita organiche ed inorganiche se confermato ci offrirebbe l’opportunità di riflettere profondamente su cosa sia la vita. Se fosse vero che tutta la materia dell’universo “trova la sua forma” attraverso le informazioni contenute nel campo e che a sua volta il campo si “arricchisse” delle “esperienze” di tutti , tutto ciò offrirebbe un panorama ed una visione della vita molto diverso da come noi spesso lo percepiamo acquistando significati stimolanti e trasformanti. Sullo stesso piano metterei le ipotesi di un biologo che ipotizza la presenza di un “segnale esterno” alle cellule indispensabile affinché esse possano funzionare. Stiamo parlando sempre del campo unificato ? siamo parlando di Dio ? sono la stessa cosa ? tutto ciò è irrilevante nella vita di tutti i giorni ma è interessante notare come non ci sia bisogno di scomodare le religioni per ritrovarsi a parlare di tali argomenti. ( R. Sheldrake ; B. H. Lipton )

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Proposte bibliografiche:

-  Jeannerod  M.   La macchina del cervello.    Vallecchi
-  Moermann  D. E.     Placebo.    Vita e pensiero
-  Granone  F.    Trattato di ipnosi.   Utet
-  Ramachandran V. S.    Che cosa sappiamo della mente.   Oscar    Mondatori
-  Maturana H. R.  e  Varela  F. J.     Autopoiesi e cognizione.     Marsilio
-  Bottaccioli  F.   Psiconeuroimmunologia.     Red  
-  LeDoux  J.   Il cervello emotivo.    Baldini Castoldi

  • Hamer  R. G.   Breve introduzione alla nuova medicina germanica.
  • Dalai Lama e D. Goleman    Emozioni distruttive.    Oscar Mondatori

-  P. Watzlawick, a cura di     La realtà inventata.   Feltrinelli
-  I. Prigogine I. Stengers    La nuova alleanza.     Piccola biblioteca Einaudi
-  Capra  F.  La rete della vita.    BUR
-  Blech  J.   La medicina che non guarisce.    Lindau
-  Norwood   R.  Guarire coi perché.    Universale economica Feltrinelli
-  Tricot   P.   Osteopatia fasciale. Approccio e tecniche tissutali per un’Osteopatia della coscienza.       Marrapese
-  Sheldrake  R.   La mente estesa.   Urra
-  Lipton  B. H.   La biologia delle credenze.     Macro edizioni
-  Dethlefsen  T.   Il destino come scelta.   Edizioni mediterranee